Una stella del death-metal riconsidera l'amore romantico sul palco



breve monologo immaginato, di Johnatan J. Levin.

E allora, Cincinnati! Siamo al festival della morte! Siete pronti a spaccare? Ripeto: Siete pronti per una botta del metal più peso, più sanguinario, più squotimeningi di sempre?

Siete pronti. Fantastico!
Spero che vi sia piaciuto il Natale Satanico, l’ultimo concerto tenuto dal mio vecchio compagno di scuola, Steven. Non era una meraviglia, signori e signore? Francamente, se posso essere onesto per un attimo –PRIMA DI SCIOGLIERVI LA FACCIA CON LA SCARICA DI NOTE PIÙ INCAZZATA DI QUESTA PARTE DELL’INFERNO- quanto carino è Steven dentro quelle mutande? E come altro le chiamereste? Pantaloni da fantino? Un applauso per Steven, un uomo il cui buon gusto nello scegliere un paio di pantaloni da fantino, era qualcosa di intentato nella nostra professione.

Fra un attimo –VI SPEDIRÒ A VORTICARE NELLE PROFONDITÀ DEL REGNO DI SATANA-. Ma, prima che ciò avvenga, vorrei condividere con voi un pensiero sul tempo splendidamente passato in questa cittadina dell’Ohio, Cincinnati, dove sono nato e cresciuto. Questa notte di primavera, illuminata dalle stelle, mi ricorda la storia d’amore più importante della mia vita –dai, capitemi-, che si è svolta proprio qui, nella primavera del 2004. Gli uccellini cantavano facendo l’amore (cip cip), The eternal sunshine of the spotless mind, More than words (versione rock a cappella), caldi e ventilati pomeriggi in campagna, gelato al cioccolato, vicendevoli masturbazioni (per non affrettare le cose), gite sul lago Michigan, ricariche telefoniche consumate una dopo l’altra, i soprannomi segreti che ci eravamo affibiati, come Caccolina. Ah, i ricordi!


Caccolina, STO PER MANDARTI IN ORBITA, NELLA PROFONDA SPIRALE DEL REGNO DI SATANA-, le direi mentre ci scucchiaiamo insieme sull’erba. E lei sghignazzerebbe.

Lo so. Molti di voi stanno pensando che sono un cantastorie e un satanista, non sono fatto per l’amore. Ma il dato di fatto è che non conta quante donne incontri in tour, non conta con quanti cantanti rock sessualmente ambigui hai esplorato la tua sessualità, tutti noi, alla fine della storia, vogliamo qualcuno da cui tornare a casa. Dietro questa maschera di trucco, c’è una persona sui venti e qualcosa, brufolosa e passionale. Un ragazzo che possiede una copia di La mia vita a Garden State su dvd, e desidera ardentemente una ragazza speciale con cui acciambellarsi sul divano, e guardare il film, un amante con cui esplorare -I CANION DELL’INFERNO- e le gloriose cime del paradiso.

Sapete? Non mi piace il mio lavoro. È un lavoro. Ci pago le bollette. Potrei lasciare tutto questo -potrei lasciare Steven- e non ne morirei. Ma vivere senza il vero amore, signori e signore, significa VIVERE NELLE PROFONDITÀ DELL’INFERNO, DOVE IL FUOCO TI SCIOGLIE LA PELLE E RIBOLLE IL TUO SANGUE!

O. mio. Dio. Come ho potuto essere così sciocco fino ad oggi? Non ce la faccio più. Caccolina, aspettami.



Brano tratto da McSweeney's, traduzione di Loris R. Qui il brano in originale.

La foto, come la traduzione, è a puro scopo illustrativo.

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