"In Principio Erano Le Mutande" di Rossana Campo vs "Non è Niente" di Ilaria Bernardini
In Principio Erano Le Mutande (’92) di Rossana Campo è un romanzo di formazione che racconta l’esperienza al femminile della realizzazione del sé, che passa attraverso l’emancipazione di una ragazza dalla famiglia, la ricerca del partner che le faccia da spalla e occasionalmente la tragga d’impiccio, e la nascita di un figlio. Dal punto di vista della lingua e mitologia urbana é interessante per via del tentativo ben riuscito di trasporre sulla carta la lingua parlata. È altresì interessante osservare lo scarto culturale occorso in poco più di un decennio se si confronta questo romanzo di formazione con un altro ottimo esempio, di tredici anni più giovane: Non È Niente (’05), di Ilaria Bernardini. Ne In Principio Erano Le Mutande la completa realizzazione della vita affettiva della protagonista avviene su due piani: quello affettivo (riconquista del patner perduto) e su quello sessuale (nascita di un figlio). L’idillio si compie quando il padre del figlio che porta in grembo ritorna da lei, e mette fine ai suoi dubbi sul futuro. In Non È Niente la realizzazione della protagonista avviene anche su un terzo piano: sul piano affettivo (riconquista il suo ragazzo, dopo averlo perduto, e lo status di fidanzata alla pari, non “costola d’adamo”), sul piano sessuale (aspetta un figlio da lui) e sul piano professionale (è la protagonista di un film). Lo sguardo di Ilaria Bernardini è femminile, iperrealistico, psicanalitico, descrittivo (bellissimo il momento in cui la protagonista si rende conto di essere stata in parte la causa dei tradimenti del suo fidanzato). Lo sguardo di Rossana Campo è femminista, settecentesco (nel senso in cui può esserlo Cime Tempestose o Fanny Hill), autoironico e mordace. Per certi versi sembrano due punti di vista opposti: in Rossano Campo la protagonista continua a dichiararsi debole, fragile e in balia degli uomini, ma fino alla fine sbatte in faccia al futuro marito/compagno che può farcela anche da sola, lui deve solo dire se gli piacciono gli happy end o i finali tragici. Nel romanzo di Ilaria Bernardini, invece, si ha come l’impressione che la protagonista continui a ripetere con troppa sicurezza di aver già elaborato il dolore. Due bellissimi romanzi.
Loris Righetto
Loris Righetto

0 Tu sai cosa:
Post a Comment